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“Il giovane oscilla momenti di onnipotenza,

a momenti di impotenza, paura di perdere

il controllo, con difficoltà a mettere insieme le parti e spingerlo, o spingere i suoi genitori a chiedere una consulenza ad uno psicologo clinico”.

Adolescenza

L’adolescenza è stata definita una “seconda nascita”, ovvero un periodo in cui il giovane è impegnato nel processo di individuazione che porta con sè interrogativi, momenti di crisi, dubbi, con conseguenti emozioni e comportamenti che nè l’adolescente stesso, nè i propri genitori riconoscono.

 

La psicoterapia in età adolescenziale, fondata sull’ascolto e la condivisione degli stati di confusione, è volta a trovare insieme strategie più adattive.

 

Spesso la psicoterapia con l’adolescente rappresenta una sfida per il clinico a causa di motivazioni fluttuanti, di una difficoltà a stabilire un’alleanza con il ragazzo, che oscilla tra idealizzazione e svalutazione del terapeuta e mette in atto le modalità proprie di queste periodo: opposizione, negazione, finzione.

Il terapeuta ha allora il compito, per un reale successo terapeutico, di trovare la giusta distanza tra autorevolezza (che richiama il genitore arcaico) e collusione; fine ultimo è un reale coinvolgimento con l’adolescente, con il suo punto di vista, con il suo modo di fare, che possa permettergli di fidarsi e affidarsi, senza paura di sentirsi tradito.

 

Trovare una sinergia con il terapeuta attraverso strategie più funzionali e l’assunzione di un punto di vista più obiettivo e concreto porta da parte del bambino ad uno svelamento delle difficoltà che lo fanno sentire incatenato e bloccato.